I microrganismi della pelle vivono meglio su una superficie acida

La pelle ospita una flora residente che si è adattata al suo ambiente: una superficie secca, povera di nutrienti e acida. Quando il pH di questa superficie aumenta, l'adesione e la composizione di questa flora si modificano.

Oggi si parla di microbiota cutaneo. Il suo studio ha fatto grandi progressi in vent'anni. Invita a guardare la pelle come un paesaggio abitato.

Un paesaggio abitato

La superficie della pelle è colonizzata da una grande diversità di batteri, lieviti e altri microrganismi. Secondo una revisione di riferimento, la maggior parte è innocua per il proprio ospite e alcuni gli sono persino utili (Grice e Segre, 2011).

Questa popolazione varia da una zona all'altra, secondo l'ecologia locale. Le zone grasse come la fronte o la schiena, le zone umide come le pieghe e le zone secche come l'avambraccio ospitano comunità diverse. Ognuna riflette le condizioni del terreno: umidità, sebo, temperatura, pH.

Queste comunità sono anche notevolmente stabili. Prelievi ripetuti nell'arco di mesi e anni hanno mostrato che ogni persona conserva in gran parte i propri ceppi (Oh et al., 2016).

Un ambiente secco, povero e acido

I ricercatori descrivono la superficie cutanea come un ambiente «disidratato, povero di nutrienti e acido» (Byrd et al., 2018). Queste tre caratteristiche selezionano gli organismi capaci di viverci.

L'acidità è uno di questi filtri. Misurata senza lavaggi recenti, la superficie della pelle ha un pH medio stimato di 4,7 (Lambers et al., 2006). Le specie residenti vi si sono adattate nel corso di una lunga convivenza con l'essere umano.

Cosa mostrano le misurazioni

Due lavori forniscono dati diretti sul legame tra pH e flora residente.

L'adesione. Il gruppo di ricerca di Lambers ha studiato il modo in cui i batteri residenti restano fissati alla pelle. A un pH acido, tra 4 e 4,5, la flora restava attaccata alla superficie. A un pH alcalino, tra 8 e 9, tendeva a staccarsi e a disperdersi (Lambers et al., 2006). Il titolo dell'articolo riassume la conclusione degli autori: un pH medio inferiore a 5 è favorevole alla flora residente.

La composizione. In uno studio incrociato di otto settimane, dieci volontari sani si sono lavati la fronte e l'avambraccio due volte al giorno, prima con sapone e poi con un detergente sintetico, o nell'ordine inverso. Durante il periodo con sapone, il pH cutaneo era più elevato e il numero di propionibatteri, una famiglia di batteri residenti, era nettamente superiore. Sulla fronte, il numero di batteri era correlato al pH della pelle (Korting et al., 1987).

Gli autori ne traggono una conclusione prudente. Il pH della pelle può modificarsi durevolmente secondo le abitudini di lavaggio, e questa modifica può influenzare la composizione della flora residente.

Una relazione a doppio senso

Il pH della pelle e la sua flora sono legati. Le condizioni della superficie selezionano i microrganismi. In cambio, alcuni di essi partecipano alla trasformazione dei lipidi di superficie, per esempio liberando acidi grassi dal sebo (Grice e Segre, 2011). Il paesaggio e i suoi abitanti evolvono insieme.

Questa visione ecologica è ancora giovane. Gli studi citati qui descrivono associazioni e meccanismi osservati in condizioni precise. Non permettono di prevedere l'effetto di un gesto isolato sul microbiota di una determinata persona.

Cosa se ne può ricavare nella vita quotidiana

Queste conoscenze invitano soprattutto alla moderazione.

  • Lavare senza eccessi. Ogni lavaggio modifica temporaneamente il pH e il film di superficie.
  • Tenere conto del pH dei detergenti. I saponi classici sono alcalini. Altri detergenti sono formulati con un pH vicino a quello della pelle.
  • Risciacquare accuratamente per non lasciare residui.
  • Rispettare le zone. Il viso, le pieghe e le zone secche non hanno gli stessi bisogni.

Il microbiota cutaneo resta un campo di ricerca attivo. Per qualsiasi domanda sullo stato della Sua pelle, il dermatologo resta l'interlocutore adatto.

Questo articolo fa parte della Biblioteca PHYTO 5.

Fonti

  1. Byrd AL, Belkaid Y, Segre JA. The human skin microbiome. Nature Reviews Microbiology. 2018;16(3):143-155. DOI : 10.1038/nrmicro.2017.157
  2. Grice EA, Segre JA. The skin microbiome. Nature Reviews Microbiology. 2011;9(4):244-253. DOI : 10.1038/nrmicro2537
  3. Korting HC, Kober M, Mueller M, Braun-Falco O. Influence of repeated washings with soap and synthetic detergents on pH and resident flora of the skin of forehead and forearm. Results of a cross-over trial in health probationers. Acta Dermato-Venereologica. 1987;67(1):41-47. DOI : 10.2340/00015555674147
  4. Lambers H, Piessens S, Bloem A, Pronk H, Finkel P. Natural skin surface pH is on average below 5, which is beneficial for its resident flora. International Journal of Cosmetic Science. 2006;28(5):359-370. DOI : 10.1111/j.1467-2494.2006.00344.x
  5. Oh J, Byrd AL, Park M, NISC Comparative Sequencing Program, Kong HH, Segre JA. Temporal stability of the human skin microbiome. Cell. 2016;165(4):854-866. DOI : 10.1016/j.cell.2016.04.008
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